La pista ciclabile della Val Pusteria e della Drava

Questo percorso ciclabile si snoda in Alto Adige dalla città di Bressanone/Brixen fino al confine austriaco. La prima porzione dell’itinerario non si trova tecnicamente nella Val Pusteria, ma nella Valle dell’Isarco. La valle vera e propria comincia infatti presso Rio di Pusteria. Il percorso intero si sviluppa per circa 75 chilometri e presenta un dislivello presente ma non troppo pronunciato. Bressanone è infatti situata a 560 metri sul livello del mare, mentre l’arrivo a quasi 1200 metri. Chi non voglia pedalare in salita può comunque percorrere il percorso all’inverso. La pista ciclabile della Pusteria è un percorso fenomenale per tutta una serie di motivi, tra cui la presenza assidua del treno, che permette di spostare agevolmente le biciclette lungo l’intera tratta. Si aggiungano cittadine ben curate e ricche di storia, pittoreschi borghi montani, parchi naturali e distese di prati e foreste di abeti a perdita d’occhio e il quadro sarà completo. La pista ciclabile continua poi su suolo austriaco come Drauradweg ( pista ciclabile della Drava).

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L’Abbazia di Novacella, circondata dai vigneti, si trova all’imbocco della Val Pusteria

Da Bressanone a Brunico

Bressanone/Brixen è la terza città dell’Alto Adige ed è ricca di storia. Sede vescovile, ospita un gradevole centro storico e la famosa Karlspromenade, percorso pedonale voluto dall’imperatore austriaco Carlo I. Dopo la città ecco l’Abbazia di Novacella, incredibile complesso religioso che risale al 1142. Dopo Sciaves si entra in Val Pusteria e si raggiunge Rio di Pusteria, coronato dal suo lago al di sotto del soleggiato terrazzo di Maranza. Si segue il percorso della Rienza e si raggiungono Vandoies ( dove una deviazione conduce alla valle di Fundres), Chienes ( vicino si può visitare il Castello di Casteldarne) e San Lorenzo di Sabato, da dove parte la strada per la Val Badia. Al km42 i prati e i boschi sono interrotti da Brunico/Bruneck, città di 15 mila abitanti capoluogo della valle. Qui si può visitare il Castello ( sede di un Museo Messner) e il cimitero di guerra tirolese. Brunico è un nodo nevralgico per raggiungere la Valle di Tures ( poi Valle Aurina) e il Plan de Corones. La prima è una vallata alpina incontaminata, orientata verso nord, famosa per essere il luogo più settentrionale d’Italia. Il secondo è una vasta montagna circolare ammantata di boschi sede di un importante comprensorio sciistico ed escursionistico.

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Idilliaca immagine alpina nella Valle di Tures

Da Brunico a Dobbiaco

Uscendo da Brunico si raggiunge Perca, che ospita nelle vicinanze delle famose Piramidi di Terra e poi Valdaora, sulle rive di un lago artificiale assai suggestivo, da dove parte la Valle di Anterselva. Il paese successivo è quello di Monguelfo-Tesido, da dove si diparte un’altra valle con direzione nord, quella di Santa Maddalena, dai bellissimi paesini dalle architetture lignee. Da qui si raggiunge invece, nel versante sinistro della valle, lo stupendo Lago di Braies, diventato ormai frequentatissimo. Bagni di Braies Vecchia, nonché Bagni di Pervalle sono invece punti di partenza per bellissime escursioni nel Parco Regionale di Fanes-Sennes-Braies, composto da ardite cime dolomitiche e dagli altopiani sassosi più estesi dell’Alto Adige. Dopo Villabassa si raggiunge Dobbiaco/Toblach, stazione turistica frequentata tanto d’inverno quanto d’estate. A luglio si tengono qui le Settimane Gustav Mahler, dedicate al compositore austriaco che vi scrisse i maggiori capolavori. Appena ad est di Dobbiaco si ha la Sella di Dobbiaco ( Toblacher Sattel), punto più alto dell’itinerario ( 1220 metri).

FOTO di DOBBIACO vedute e centro cittadino di Dobbiaco
Il centro cittadino di Dobbiaco con la parrocchiale

Da Dobbiaco a Lienz

La Sella di Dobbiaco segna il punto più alto della ciclabile, ma è soprattutto il punto spartiacque tra il bacino della Rienza ( a ovest) e quello della Drava ( ad est), le cui sorgenti sono situate ad appena un chilometro dalla trafficata Strada Statale 49. Le acque che cadono ad est dello spartiacque seguiranno il fiume fino al Danubio e si getteranno nel lontano Mar Nero. Da Dobbiaco si diparte anche la strada per Cortina d’Ampezzo, che attraversa la selvaggia Val di Landro, incastonata dalle due gemme del Lago di Dobbiaco e del Lago di Landro. La valle è percorsa anche da una bellissima pista ciclabile che poi scende fino alla valle del Piave. In territorio veneto è imperdibile il Lago di Misurina. La strada conduce anche alle celeberrime Tre Cime di Lavaredo. Proseguendo lungo la Val Pusteria si giunge finalmente a San Candido/Innichen, ultima località prima del confine austriaco, incastonata dalle vette delle Dolomiti di Sesto. San Candido vanta un centro storico di incredibile bellezza, dominato dalla Colleggiata, una delle chiese più significative delle Alpi. Da San Candido si può raggiungere la Valle di Sesto e la Val Fiscalina, bellissima vallata nel Parco Regionale delle Dolomiti di Sesto. Pochi chliometri dopo San Candido si giunge a Prato alla Drava, presso il confine con l’Austria. La pista ciclabile continua qui in direzione di Sillian e di Lienz.

File:Fischleintal Sextener Sonnenuhr.JPG - Wikipedia
La val Fiscalina con le sue abetaie. La valle vanta una notevole presenza di rododendri

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La superficie forestale in Italia

Secondo l’ultimo Censimento Forestale Nazionale ( completato nel 2015 ), la superficie forestale complessiva è in Italia pari a 10 milioni 467 mila ettari ( 104.000 chilometri quadrati). Sulla superficie complessiva circa 87.592.000 ettari sono costituiti da bosco ( piante ad alto fusto), mentre la restante quota ( 17.083 chilometri quadrati) è costituita da “altre terre boscate” (arbustivi, macchia mediterranea).

Il Fai riapre le visite ai "Giganti della Sila", predisposte misure di  sicurezza sanitaria - Il Quotidiano del Sud
I “Giganti della Sila”, gruppo di alberi alti più di 45 metri nel cuore dell’Altopiano della Sila. questi alberi hanno in alcuni casi oltre 350 anni e risalgono alla seconda parte del Seicento

Superficie forestale complessiva

La superficie totale delle aree boscate vede in testa la Sardegna ( 1 213 250 ettari), seguita da Toscana ( 1 151 539 ettari),Piemonte ( 940 116 ettari), Lombardia ( 665 703 ettari), Calabria ( 612 931 ettari), Emilia-Romagna ( 608 818 ettari) e Lazio ( 605 859 ettari). Nonostante ciò considerando solo la superficie a bosco vera e propria la situazione cambia: al primo posto si colloca sempre la Toscana ( 1 015 728 ettari), seguita da Piemonte ( 870 594 ettari), Lombardia ( 606 045 ettari), Sardegna ( 583 472 ettari), Emilia-Romagna ( 563 263 ettari), Lazio ( 543 884 ettari) e Calabria ( 468 151 ettari). Tra le regioni con maggiori superfici di “altre terre boscate” spicca la Sardegna con ben 629 778 ettari di questa tipologia, quasi la metà del totale nazionale, seguita dalla Calabria e dalla Toscana.

Foliage in Cansiglio | JuzaPhoto
Gli splendidi colori autunnali della foresta del Cansiglio, nelle Prealpi Bellunesi. Si tratta di una delle aree forestali più spettacolari del nostro paese.

La percentuale di superficie boscata per ogni regione

Le differenza a livello regionale sono molto marcate. La Liguria è la regione più verde d’Italia, essendo ricoperta da boschi su ben il 72% del proprio territorio. Altre regioni molto boschive sono il Trentino-Alto-Adige ( 57%), la Sardegna ( 51%) dove però prevale la macchia e la boscaglia, la Toscana ( 52%), l’Umbria ( 49%) e la Calabria ( 44%). Le regioni meno ricche di boschi sono invece la Puglia ( 9,5%) e la Sicilia ( 15%).

Le conifere

Complessivamente le conifere coprono in Italia una superficie di 1.714.560 ettari di territorio ( circa 17.000 chilometri quadrati). Tra le varie tipologie forestali delle aghifoglie troviamo:

  • 382 372 ettari di pino larice/ pino cembro ( diffuso quasi esclusivamente sulle Alpi alle quote più elevate)
  • 586 082 ettari di abete rosso ( che costituisce grandi estensioni forestali sulle Alpi Orientali),
  • 68 460 ettari di abete bianco ( una delle specie vegetali più rare, diffuso prevalentemente sulle Alpi piemontesi e trentine)
  • 151 671 ettari di pino silvestre
  • 236 467 ettari di pino nero e pino loricato
  • 226 101 ettari di pinete mediterranee ( più diffuse in Liguria, Toscana, Sicilia, Sardegna e Puglia) e 63 407 ettari di boschi di conifere miste.
Parco naturale Paneveggio - Pale di San Martino - Wikipedia
Immagine estiva della Foresta di Paneveggio, nelle Dolomiti Orientali del Trentino. La foresta si estende ai piedi delle Pale di San Martino e sfortunatamente ha subito gravi danni dalla Tempesta Vaia nel 2018

Le latifoglie

  • Faggete: costituiscono una delle essenze forestali più diffuse nella montagna italiana. Occupano complessivamente 1 035 103 ettari, sono assai presenti sia sulle Alpi che sugli Appennini
  • Querceti di rovere, roverella e farnia: 1 035 103. Hanno il loro habitat ideale nell’Italia Centrale. Le regioni che ne possiedono la maggiore estensione sono la Toscana e l’Umbria. Sono presenti discretamente anche nel Settentrione
  • Querceti di cerro, farnetto, fragno, vallonea: 1 010 986. Sono molto presenti nell’Appennino Centrale, ma rispetto alle roveri ricoprono anche vaste porzioni dell’Appennino Meridionale ( specie più comune in Basilicata ad esempio). Ad eccezione dell’Emilia-Romagna, sono quasi assenti al Settentrione
  • Castagneti:788 408 ettari. Ammantano un po’ tutte le aree montuose italiane, ma la presenza maggiore è in Piemonte, Toscana e Liguria.
  • Ostrieti e carpineti: 852 202 ettari. Sono presenti su tutte le montagne dell’Italia Centro-Settentrionale, mentre sono quasi inesistenti al Sud ( ad esclusione dell’Appennino Campano). Diffusi anche nelle zone più fredde della Pianura Padana e completamente assenti in Sardegna
  • Boschi igrofili ( amanti dell’acqua): 229 054 ettari. Sono assai diffusi nelle zone pianeggianti, specialmente nella Pianura Padana. Le regioni che ne possiedono di più sono Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana.
  • Leccete: 620 318 ettari. Sono abbondantemente presenti lungo i litorali e le aree interne di tutta l’area tirrenica ( ad esclusione della Liguria). Sono quasi assenti lungo la fascia adriatica. La Sardegna ( 247 335 ettari) e la Toscana ( 126 115 ettari) ne possiedono di gran lunga le superfici maggiori
  • Sugherete: 168 602 ettari. L’80% del totale italiano si trova in Sardegna, la rimanente parte per gran parte in Sicilia.
agriturismo parco nazionale foreste casentinesi
Castagni secolari circondati dalle conifere nelle Foreste Casentinesi, parco nazionale tra Toscana ed Emilia-Romagna. Queste magnifiche foreste ospitano la rara combinazione di faggio e abete bianco.

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Le Foreste nel Mondo

Nel 2020 è comparso un importante documento per la comprensione delle aree boscate nel nostro pianeta. Il documento in questione è “State of the World’s Forests 2020“, pubblicato dalla FAO proprio all’inizio della pandemia Covid-19 ( marzo 2020). Questo documento ci da molte informazioni preziose per la comprensione delle foreste nel nostro pianeta e per la loro conservazione.

Madidi National Park | Must see spots
La foresta tropicale nel Parco di Madidi, nell’Amazzonia Boliviana. Alcune foreste montane di questo parco sono considerate le più ricche di biodiversità a livello mondiale.

Superficie complessiva

L’area forestale globale assomma a circa 4,06 miliardi di ettari ( equivalenti a 40 milioni 600 mila chilometri quadrati), una superficie pari a 135 volte l’area dell’Italia. Le foreste coprono circa un terzo ( 31%) della superficie complessiva delle terre emerse. Ne consegue che per ogni abitante della terra vi sia una superficie forestale pari a circa 5000 metri quadrati. Più della metà delle foreste mondiali sono comprese in appena cinque paesi. La Russia ne possiede la maggior superficie, pari a ben 815 milioni di ettari ( 20% del totale), seguita da Brasile ( 497 milioni di ettari), Canada ( 347 milioni), Stati Uniti d’America ( 310 milioni) e Cina ( 220 milioni). Gli altri cinque paesi con la maggiore estensione forestale sono l’Australia, la Repubblica Democratica del Congo, l’Indonesia, il Perù e l’India.

La foresta boreale del Canada vive indisturbata da innumerevoli secoli
Tratto della forestale boreale canadese. La foresta boreale ( taiga) copre gran parte delle alte latitudini dell’emisfero Nord. Vasti tratti della taiga non hanno mai visto la mano dell’uomo e a differenza del pensiero comune circa un terzo delle foreste mondiali è considerato “intatto”, con scarso o nullo disturbo umano.

Percentuale di superficie forestale

Tra i primi dieci paesi per superficie forestale totale il Brasile è quello con la maggior superficie rispetto al territorio ( 61% del territorio), seguito dalla Repubblica Democratica del Congo ( 50%) e dalla Russia ( 49%). A livello assoluto il paese sovrano con la maggiore copertura rispetto all’area è il Suriname ( 90%). Comprendendo anche le dipendenze territoriali il luogo più verde è però la Guyana Francese ( 98-99% di copertura).

I livelli sub-nazionali

Tra le divisioni sub-nazionali prevalgono due province della Federazione Russa in Siberia: il Krai di Krasnoyarsk e la Repubblica della Sacha-Yacuzia. Ognuno di questi due territori ha una superficie forestale di circa 1,5 milioni di chilometri quadrati ( 5 volte l’Italia). Seguono le province canadesi dell’Ontario, del Québec e della Columbia Britannica. A livello di percentuale forestale spicca invece la Provincia di Loreto, nell’Amazzonia Peruviana. Essa è coperta da foreste per il 99% della superficie

GeoScienze: Il Lago più antico e profondo sulla Terra
Il Lago Baykal ( Krai di Krasnojarsk) è completamente circondato da fitte foreste

La biodiversità

Il Brasile è il paese con la maggiore biodiversità vegetale assoluta, comprendendo ben 9223 specie vegetali diverse. I paesi con la maggiore biodiversità si trovano generalmente in America Latina e nel Sud-est Asiatico. Dopo il Brasile infatti troviamo la Colombia, il Venezuela, la Malesia, la Cina, il Peru, l’Ecuador, il Messico e il Madagascar. Il paese con la maggiore biodiversità assoluta ( numero di specie rispetto alla superficie) è l’Ecuador.

Le 15 Foreste più Belle d'Europa
Bosco di faggi nel periodo autunnale. Boschi di questo tipo fanno parte delle foreste temperate e sono particolarmente diffuse in Europa, dal clima spesso fresco e piovoso. In Europa il bosco è stato utilizzato per secoli e oggi solo il 4% delle foreste europee si presenta nel suo stato originario.

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Il Parco Nazionale dell’Asinara

Il Parco Nazionale dell’Asinara è un’area protetta italiana situata nell’estremità nord-occidentale della Sardegna. Amministrativamente appartiene al comune di Porto Torres, dal quale però dista in linea d’aria circa 25 chilometri verso nord-ovest. Pochi chilometri di mare separano l’isola dal centro turistico di Stintino e dalla famosa Spiaggia la Pelosa, situata appena a sud dell’Asinara. L’isola si estende complessivamente per circa 5200 ettari ( 52 chilometri quadrati), fatto che la rende la seconda isola più grande tra quelle minori dell’Arcipelago Sardo-Corso. La più grande è quella di Sant’Antioco, nel sud-ovest della Sardegna. L’Asinara ( il cui nome si deve agli asini selvatici presenti) è completamente disabitata ed è interamente compresa nel perimetro del Parco Nazionale omonimo, istituito nel 1998.

Asinara verso l'albergo diffuso - Sardegna in Blog 2021
Immagine di una delle bellissime spiagge dell’isola

L’Asinara è una delle aree più incontaminate della Sardegna e dell’intera Italia. Questo si deve principalmente per il regime particolare di utilizzo dell’isola. Per circa un secolo infatti, a partire dai primi anni del 1900, essa fu usato come luogo di reclusione o isolamento: prima come zona di quarantena, poi come campo di prigionia durante Prima Guerra Mondiale e Fascismo e infine come supercarcere nel periodo dei cosiddetti “Anni di Piombo”. La mancanza assoluta di attività umana ha favorito la conservazione e il rinnovamento della natura.

Unico al mondo l'asino bianco è il simbolo dell'Asinara
Un esemplare di asino dell’Asinara. Questa specie è nota per le piccole dimensioni e il mantello biancastro

La Flora e la Fauna

La flora del Parco dell’Asinara è particolarmente ricca di endemismi ( specie che si trovano solo in un luogo). Secondo uno studio approfondito di Bocchieri ( 1988) sull’isola si trovano circa 720 specie botaniche diverse. La fauna è ancora più ricca e comprende circa 80 specie di vertebrati, tra cui entità endemiche come la luscengola ( curioso rettile squamato), la lepre sarda, il gabbiano corso e il muflone ( nella sua specie sardo-corsa). A livello storico erano presenti anche il cervo sardo, la foca monaca e il falco pescatore. Tra gli animali spicca soprattutto il piccolo asino dell’Asinara ( Equus asinus var. albina), alto appena un metro al garrese e di colorazione bianco-rosata.

Portale sulla flora del Parco Nazionale dell'Asinara (Sardegna, SS)
Fioritura di macchia mediterranea su un tratto di costa dell’isola

I fondali

Il tratto di mare e i fondali intorno all’isola sono tutelati da un parco marino tra i più importanti d’Italia. Le acque si caratterizzano per grande limpidezza e per una presenza molto limitata di inquinanti antropici. I fondali sono ricchi di posidonia. La temperatura dell’acqua varia da un massimo di 26 gradi circa in agosto a 15 gradi in febbraio-marzo. Durante l’estate le acque tendono ad essere più ossigenate per la fioritura della poseidonia. In questo periodo è notevole il gradiente termico tra la superficie marina ( molto calda) e i fondali, che hanno temperatura inferiori ai 20 gradi. In inverno tutta la colonna d’acqua ha più o meno la stessa temperatura.

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Il Bacino Amazzonico e la Foresta Amazzonica

Il Bacino del Rio delle Amazzoni si estende per circa 7.050.000 chilometri quadrati. Il bacino amazzonico comprende parti di nove stati sovrani: Brasile, Bolivia, Colombia, Venezuela, Peru, Ecuador, Guyana Francese, Guyana e Suriname. La maggior parte di tale superficie è occupata dalla Foresta Amazzonica, la più grande foresta tropicale al mondo. Circa il 60% della foresta si trova in territorio brasiliano, il 13% in Perù e il 10% in Colombia. La foresta tropicale si sviluppa però anche nel territorio delle tre Guyane ( Guyana Francese, Guyana e Suriname), seppur questi stati siano ricompresi solo per piccole porzioni nel bacino amazzonico.

Amazon basin - Wikipedia
Mappa del Bacino Amazzonico

Il bacino amazzonico ha una popolazione complessiva di circa 30 milioni di abitanti ( la densità media è quindi molto bassa, appena 4 ab/km quadrato). La maggior parte di questa popolazione vive però in poche grandi città: Belem ha una popolazione di circa 2,4 milioni di abitanti nell’area urbana, Manaus circa 2, 2 milioni, Macapà 500.000 e Santarem 400.000. Gran parte del territorio è disabitato oppure abitato da popolazioni indigene ( tra cui venti gruppi che evitano ogni contatto con il mondo esterno).

Il Bacino del Rio delle Amazzoni si sviluppa per circa 5000 chilometri in linea d’aria da est a ovest, a cavallo dell’Equatore. A ovest esso arriva fino alle Ande Peruviane e a un centinaio di chilometri dall’Oceano Pacifico. A est raggiunge la zona deltizia presso le città di Belem e Macapa. Nella sezione andina si raggiungono notevoli altezze: la montagna più alta in assoluto è lo Yerupayà ( 6635 metri).

Jirishanca-Yerupaya photo - Johan Van Damme photos at pbase.com
Il Monte Yerupaya ( Ande Peruviane). Tale montagna è la seconda del Perù come altezza e il punto più alto del bacino del Rio delle Amazzoni

Nonostante ciò gran parte del territorio del bacino è pianeggiante e il fiume presenta pendenze lievissime: ad Iquitos ( a 4000 chilometri dalla foce) il livello del fiume è già di appena 82 metri! Oltre alle Ande i principali rilievi sono quelli del Massiccio della Guyana e della Serra di Tumucumaque. Il primo gruppo comprende una serie di altopiani e tavolate tra Brasile settentrionale, Venezuela e Guyana. In questo massiccio si segnalano l’isolato Pico da Neblina ( 3014 metri, la cima più elevata del Brasile), così come la cima di Roraima ( 2875 metri) tra Venezuela e Brasile. La Serra di Tumuqumaque presenta invece cime di modesta altezza ( non raggiungono i mille metri), che si innalzano al confine con la Guyana Francese.

The Lone Guard of the Amazon - SCTE Brazil Travel
Il Pico da Neblina . Questa montagna si erge isolata per oltre 2500 metri al di sopra della sterminata foresta del bacino del Rio Negro, al confine tra Brasile e Venezuela

A livello vegetativo il Bacino Amazzonico comprende realtà molto diverse. In realtà non tutto il bacino è ricoperto dalla foresta tropicale. Nella porzione meridionale infatti ( compresa tra il Brasile e la Bolivia) gran parte del terreno è occupato da savane e praterie ( siamo qui su parte dell’altrettanto immenso altopiano del Mato Grosso) mentre le foreste tropicali più rigogliose si trovano nella porzione occidentali e settentrionali del Bacino, specialmente a ovest di Manaus e al confine con il Venezuela ( bacino dell’Orinoco). Tali foreste sono rigogliose e impenetrabili e vengono chiamate “hileia”. Altra tipologia vegetativa è quella della cosidetta “varzea” ovvero la foresta allagata. Nel periodo secco essa occupa una superficie di circa 100.000 chilometri quadrati, che aumenta a oltre 300.000 nel periodo piovoso.

Il Rio delle Amazzoni e il Bacino Amazzonico

Il Rio delle Amazzoni è un fiume dell’America del Sud. Si tratta del fiume con la portata d’acqua di gran lunga maggiore, nonché il secondo fiume più lungo al mondo ( dopo il Nilo). In realtà il titolo di fiume più lungo è oggi assai dibattuto. Il Nilo ha infatti una lunghezza ufficiale di 6852 chilometri mentre il Rio delle Amazzoni una lunghezza di circa 6400 chilometri, anche se secondo alcune fonti la lunghezza di quest’ultimo potrebbe raggiungere i 7000 chilometri. Fino al 2014 si pensava che la sorgente del Rio delle Amazzoni fosse situata sul Nevado Misimi, ghiacciaio a 5500 metri di quota nelle Ande Peruviane ( provincia di Arequipa). Quell’anno un gruppo di ricercatori stabilì invece le sorgenti del fiume in corrispondenza delle sorgenti del Fiume Mantaro (Rio Mantaro). I rami sorgentizi sono quindi il Rio Mantaro e il Rio Apurimac ( che scende dal Nevado Mismi).

Cañon del Rio Mantaro
Il Rio Mantaro nelle Ande ( provincia di Arequipa, Peru). Oggi questo fiume è considerato il più lontano dalla foce del sistema del Rio delle Amazzoni

Dopo aver ricevuto altri affluenti ( come il Tambo e l’Ene) questo corso d’acqua prende il nome di Ucayali, scorrendo in direzione Nord fino alla città di Iquitos, considerata la capitale della regione amazzonica peruviana. Dopo questa città ( e dopo aver ricevuto le acque del Maranon) prende ufficialmente il nome di Rio delle Amazzoni ( Rio Amazonas in spagnolo). Tutti i paesi considerano Iquitos il punto di partenza del tronco principale del Rio delle Amazzoni, tranne il Brasile, il quale chiama questa sezione ” Rio Solimoes”. Per i brasiliani il vero punto di inizio dell’asta principale è in corrispondenza della città di Manaus ( capitale dello stato federale brasiliano di Amazonas) e della confluenza con il Rio Negro e chiamano quindi “Rio Amazonas” solo il tratto a valle di questa confluenza ( chiamata in brasiliano “Encontra das Aguas”, ovvero “incontro delle acque).

Encontro das Águas | Rede Manaus Hotéis
Il suggestivo “Encontro das Aguas” presso Manaus. In questo luogo le acque del Rio Negro ( torbide e fangose) incontrano quelle del Rio delle Amazzoni ( decisamente più azzurre e limpide). Per via della composizione non si mischiano per chilometri e chilometri. Per il brasiliani il Rio della Amazzoni vero e proprio incomincia qui.

A valle di Iquitos il fiume, già enorme, prende una decisa piega verso est, che lo porta dopo qualche centinaia di chilometri ad entrare in territorio brasiliano. Prima di Manaus i principali affluenti sono il Putumayo e lo Yapurà ( che arrivano dalla Colombia amazzonica e quindi da Nord), nonchè il Jurua, Purus e Madeira, che arrivano da Sud e drenano sia enormi porzioni della Foresta Amazzonica brasiliana sia territori peruviani e oltre metà della Bolivia. A Manaus il fiume riceve il Rio Negro, suo principale affluente. Dopo Manaus continua a scorrere verso est-nord est, ricevendo il Tapajos e lo Xingu, tutti e due di provenienza meridionale. I fiumi che arrivano da Nord sono qui più corti, in virtù del fatto che scendono dai Monti delle Guyane, non così distanti. L’ultima grande città sul corso del fiume è quella di Santarem, capitale dello stato brasiliano del Parà. Qualche centinaia di chilometri dopo inizia il gigantesco delta, che si apre a ventaglio per una lunghezza di circa 200 chilometri.

Amazon River | Facts, History, Location, Length, Animals, & Map | Britannica
il Rio delle Amazzoni nel medio corso. In questa zona la larghezza del fiume è di circa 3-5 chilometri

I numeri del Rio delle Amazzoni e del suo bacino sono impressionanti: la portata d’acqua media del fiume alla foce è di 209.000 metri cubi al secondo ( 1 metro cubo equivale a 1000 litri d’acqua, quindi si parla di 209 milioni di litri d’acqua al secondo!). Tale valore è pari a circa 150 volte il valore alla foce del Fiume Po e maggiore di tutti i sette altri fiumi con la maggiore portata d’acqua al mondo. Il Bacino idrografico del fiume è di ben sette milioni di chilometri quadrati, equivalenti a una superficie 23 volte maggiore di quella italiana e 280 volte quella lombarda. Il Comune di Milano vi potrebbe essere contenuto 38.888 volte. Il fiume ha una larghezza che varia da un minimo di 1,6 chilometri presso Iquitos ad un massimo di 10 chilometri prima della foce. L’isola di Marajò, situata tra i bracci principali del delta, ha una dimensione pari a quella della Svizzera.

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Le Raffinerie oggi presenti in Italia

Quante sono le raffinerie oggi presenti nel nostro paese e come si è evoluto il settore petrolifero? Secondo un articolo pubblicato da Linkiesta nel settembre del 2019 l’Italia possedeva in quel momento dieci raffinerie funzionanti. Si tratta di un dato sensibilmente inferiore rispetto a quello di circa dieci anni prima. Nel 2009 infatti, prima delle conseguenze più acute della Crisi Economica, il loro numero era pari a 16. Nel corso degli anni successivi quindi cinque raffinerie hanno completamente cessato la loro attività. Conseguentemente, è calata anche la produzione complessiva di petrolio, che è scesa dalle 100 milioni di tonnellate annue del 2012 alle 80 attuali.

File:Sarpom.jpg - Wikipedia
Il gruppo di raffinazione principale della raffineria di Trecate ( Novara)

Le cause delle chiusure

Questa decrescita è stata dovuta principalmente ad una capacità sovradimensionata, così come da una diminuzione generale dei consumi di petrolio e da una ristrutturazione del settore: le raffinerie chiuse erano infatti quasi tutte di dimensioni medie, mentre le raffinerie storicamente più grandi sono ancora in attività. Il consumo di petrolio nel nostro paese è calato continuamente dal 2008, mentre al contrario il consumo di gas naturale è aumentato.

Le raffinerie oggi attive

Delle Raffinerie oggi attive in Italia tre sono situate al Nord ( 1 in Piemonte, 1 in Lombardia e 1 in Liguria), due al Centro ( 1 nella Marche e 1 in Toscana) e cinque al Sud ( 1 in Puglia, 1 in Sardegna e 3 in Sicilia). A livello di produzione dalla più piccola alla più grande esse sono:

Raffinerie con una produzione inferiore a cinque milioni di tonnellate

  • Raffineria di Busalla ( provincia di Genova). Si trova nell’entroterra genovese, nella Valle Scrivia. E’ oggi la raffineria più piccola del paese, con una produzione di circa 2 milioni di tonnellate annue. E’ altresì la più antica, nata nel 1942. Anche la produzione è particolare: specializzata in bitume, gasolio e olio combustibile
  • Raffineria di Falconara ( Ancona): di proprietà dell’Api, è situata poco a nord di Ancona. La raffineria è molto vecchia, le prime strutture risalgono infatti al 1933. La produzione annuale è di circa 4 milioni di tonnellate
  • Raffineria di Livorno: situata nella località di Stagno, è di proprietà di Anic. Nata nel 1973, ha una produzione annuale di circa 4 milioni e mezzo di tonnellate

Raffinerie con una produzione tra le cinque e le dieci milioni di tonnellate

  • Raffineria di Taranto: è ubicata nelle vicinanze del porto, vicino a molte altre strutture fortemente inquinanti ( Ilva, cementificio, centrale termoelettrica). Presente dal 1964, ha una capacità di lavorazione di 6 milioni e mezzo di tonnellate all’anno
  • Raffineria di Trecate ( Novara): la sua presenza campeggia nelle campagne del novarese, lungo il fiume Ticino e vicino al confine con la Lombardia. Gestita dalla società SARPOM, ha una capacità autorizzata di 9 milioni di tonnellate, opera dal 1952
  • Raffineria di Sannazzaro de Burgondi ( Pavia): ubicata nella Lomellina, presso il fiume Po, è la più grande del Nord Italia, con una capacità di 10 milioni di tonnellate e una superficie di 320 ettari. Risale al 1963 e nel dicembre del 2016 è stata interessata da un grave incendio, fortunatamente subito rientrato.
  • Raffineria di Augusta ( Siracusa): è una delle due raffinerie del cosiddetto “polo petrolchimico siracusano”, e ed è una delle tre raffinerie italiane con una capacità di 10 milioni di tonnellate annue. E’ stata acquistata a fine 2018 dalla società petrolifera nazionale algerina Sonatrach.
  • Raffineria di Milazzo ( Messina): costruita negli anni 60′ a ovest di Messina, è di proprietà congiunta al 50% di Eni e Kuwait Petroleum, anch’essa ha una produzione di 10 milioni di tonnellate.

Raffinerie con una capacità maggiore superiore alle dieci milioni di tonnellate

I due impianti più grandi d’Italia sono entrambi situati nelle Isole Maggiori, uno in Sicilia e l’altro in Sardegna, essi sono:

  • Raffineria di Sarroch ( Cagliari): situata a ovest di Cagliari, lungo la costa sud-occidentale della Sardegna, è di proprietà della società Saras ( famiglia Moratti). La produzione è di ben 15 milioni di tonnellate all’anno
  • Raffineria di Melilli-Priolo Gargallo ( Siracusa): è l’impianto più grande d’Italia, di proprietà della società russa Lukoil. Ha una produzione enorme di 16 milioni di tonnellate annue. Insieme alla raffineria di Augusta, poco lontana, raggiunge una produzione di ben 26 milioni di tonnellate. Il Polo Petrolchimico Siracusano è quindi il maggior polo italiano dell’industria petrolifera.

La sfida di Saras: piano di investimenti per 712 milioni - Il Sole 24 ORE
Raffineria di Sarroch ( Sardegna). E’ il secondo impianto petrolifero più grande d’Italia, di proprietà della società Saras.

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Il Parco del Ticino in Cifre

Il fiume Ticino, nella sua porzione a valle del Lago Maggiore ( Ticino sub-lacuale) si allunga per circa 110 chilometri dal Lago Maggiore fino alla confluenza con il Po presso il Ponte della Becca, a valle di Pavia. L’ambiente fluviale e i suoi dintorni sono tutelati da due parchi regionali: il Parco Regionale Lombardo della Valle del Ticino e il Parco Regionale Piemontese della Valle del Ticino.

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Il corso del fiume Ticino visto nella porzione centrale del parco, in comune di Romentino ( Novara)

Il primo, istituito nel 1974, copre una superficie complessiva di 91.800 ettari ( 918 chilometri quadrati) e comprende l’intera superficie comunale di ben 47 comuni, divisi tra le province di Varese ( a nord), di Milano ( al centro) e di Pavia ( a sud). L’ampia superficie, che di fatto estende il Parco a tutte le aree dei comuni interessati ( anche le aree urbane) ha quindi portato a dividere Il territorio in diverse zone a tutela differenziata. Il Parco Naturale, ovvero la porzione di tutela più stringente, copre un’area di 20.500 ettari. Tali aree si estendono nelle aree più vicine al fiume e nelle aree di pregio della porzione settentrionale ( Brughiera della Malpensa, Monte San Giacomo, Paludi di Arsago, Lago di Comabbio).

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Vista dal Belvedere di Tornavento ( frazione di Lonate Pozzolo), dove la vista spazia in direzione del Monte Rosa. Sullo sfondo la verde vallata del fiume ricoperta da boschi

Il Parco del Ticino Piemontese, istituito nel 1978, copre un’areale di 6561 ettari, tutti tutelati come Parco Naturale ed estesi quindi alle sole zone di pregio naturalistico. Il Parco Piemontese comprende porzioni di 11 comuni, tutti della Provincia di Novara.

Per quanto riguarda l’uso del suolo il territorio del parco è occupato per il 55% da aree agricole, per il 22% da aree forestali ( circa 20.000 ettari), per il 20% da aree urbanizzate e per il 3% dal reticolo idrografico.

Nel Parco del Ticino sono ad ora state censite ben 6235 specie viventi: 3264 nel regno animale, 1585 nel regno vegetale e 1386 nel regno dei funghi.

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Siti Natura 2000 nel Parco del Ticino

Natura 2000 è una rete ecologica individuata su tutto il territorio dell’Unione Europea, destinata alla conservazione della biodiversità ed in particolare alla tutela di una serie di habitat e di specie animali e vegetali rari e minacciati.

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Fioritura del brugo nel mese di settembre nella Brughiera del Dosso ( Somma Lombardo), uno dei siti Natura 2000 del Parco del Ticino

Rete Natura 2000 nasce da due norme comunitarie denominate Direttiva “Uccelli” (1979) e Direttiva “Habitat” (1992), profondamente innovative per quanto riguarda la conservazione della natura, perché finalizzate non solo alla tutela di piante, animali e aree, ma alla conservazione di habitat e specie. I Siti Natura 2000 si dividono in S.I.C ( Siti di Importanza Comunitaria), ZPS ( zone di protezione speciale per l’avifauna) nonchè in ZSC ( zone speciali di conservazione). Le ZCS individuano vaste porzioni di territorio prioritarie per la tutela e il Parco ospita la ZCS “Boschi del Ticino”, che copre ben 20.000 ettari.

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Immagine del Lago di Comabbio, piccolo specchio d’acqua incastonato tra le colline moreniche del Varesotto. Costituisce una zona di particolare pregio paesaggistico.

Nel Parco del Ticino sono presenti 9 ZPS ( zone di protezione speciale per l’avifauna), esse sono:

  • ZCS “Lago di Comabbio”: occupa una superficie di 466 ettari, per lo più ricompresi nel bacino del lago. Si trova nella porzione settentrionale del Parco, nell’area collinare delle colline moreniche della Provincia di Varese. Tutela un’area di particolare pregio paesistico; il lago, le colline e lo sfondo dei rilievi prealpini creano una cornice assolutamente invidiabile. Comprende parte dei comuni di Comabbio, Vergiate, Varano Borghi, Mercallo e Ternate.
  • ZCS “Sorgenti del Rio Capricciosa”: occupa una superficie di 75 ettari nel comune di Sesto Calende ( Provincia di Varese). E’ situata sulle colline moreniche del Lago Maggiore, tra il centro abitato di Sesto e quello di Taino. Di particolare importanza le specie di interesse comunitario che vegetano in corrispondenza delle sorgenti, in particolare gli ontaneti
  • ZCS “Paludi di Arsago”: occupa una superficie di 540 ettari nella porzione settentrionale del Parco, nella parte sud-occidentale della Provincia di Varese. E’ situata per oltre 370 ettari nel comune di Arsago Seprio e per circa 100 ettari in quelli di Somma Lombardo e Besnate. Importanti le aree umide presenti e notevole la presenza dei vecchi querceti acidofili.
  • ZCS “Brughiera del Dosso”; occupa una superficie di 455 ettari in Provincia di Varese, tra i comuni di Somma Lombardo e Vizzola Ticino. E’ situata per intero nel Parco Naturale. Il sito è significativo per l’aspetto forestale, legato all’elemento della brughiera e alle specie in essa presenti.
  • ZCS “Turbigaccio, Boschi di Castelletto e Lanca di Bernate”. E’ una vasta area che raccorda le tre eminenze naturalistiche: il Bosco del Turbigaccio, i Boschi di Castelletto di Cuggiono e la Lanca di Bernate Ticino. Occupa una superficie di 2481 ettari ed è la più grande ZPS del Parco del Ticino. La ZPS è compresa per la sua interezza nei confini del Parco Naturale.E’ situata per la sua quasi interezza nella Provincia di Milano e per una piccola parte ( Lonate Pozzolo) in Provincia di Varese. I comuni sono quelli di Lonate Pozzolo, Nosate, Castano Primo, Turbigo, Robecchetto con Induno, Cuggiono, Bernate Ticino e Boffalora sopra Ticino.
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La Lanca di Bernate Ticino, luogo importantissimo per l’avifauna locale
  • ZCS “Garzaia della Cascina Portalupa”. E’ situata nel comune di Vigevano ( Provincia di Pavia) ed occupa appena 5 ettari. Comprende una “garzaia” ovvero un luogo acquatico dalla vegetazione impenetrabile, irraggiungibile per diversi mesi all’anno. Ospita tre specie di ardeidi: nitticora, garzetta e airone cinerino.
  • ZCS “Boschi del Vignolo”. Si estende per 260 ettari nel comune di Garlasco e per una piccola porzione in quello di Zerbolò. L’habitat è assai ricco d’acqua, a causa della presenza di numerose risorgive. Sono presenti anche numerose marcite
  • ZCS “Bosco Siro Negri e Moriano”. La ZSC ha una superficie di 1.352 ettari e ricade nel territorio comunale di Bereguardo, Zerbolò, Torre d‟Isola e Carbonara al Ticino, in provincia di Pavia. Prende il nome da due importanti aree naturali comprese al suo interno, rappresentative degli ambienti forestali originali del Ticino pavese: la Riserva naturale Integrata “Bosco Siro Negri” in Comune di Zerbolò, riserva dell’università di Pavia che racchiude al suo interno uno degli ultimi lembi di foresta planiziale della Valle del Ticino, e la lanca e i boschi di Moriano posti in Comune di Bereguardo
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Il bosco Siro Negri. Rappresenta l’habitat originario dell’antica foresta che un tempo ricopriva tutta la Pianura Padana
  • ZCS “Boschi di Vaccarizza”. Occupa una superficie di 465 ettari nel comune di Linarolo Po ( provincia di Pavia). La ZCS, che comprende sia aree naturali che agricole, intende tutelare il tratto terminale del fiume Ticino, prima della sua confluenza nel Po.

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La Tempesta del Secolo del marzo 1993 negli Stati Uniti

Tra il 12 e il 15 di marzo del 1993 gli Stati Uniti Orientali furono colpiti da un forte ciclone extra-tropicale, uno dei più violenti mai verificatesi alle medie latitudini. Il sistema fu ribattezzato “Super Storm” dai media americani e portò a una serie di eventi meteorologici estremi su tutta la porzione orientale atlantica degli Usa: forti raffiche di vento, nevicate eccezionali, mareggiate e persino temporali violentissimi e tornado. L’appellativo “Super Storm”, oppure “Storm of the Century” ( Tempesta del Millennio) fu dovuto ai notevoli impatti di varia natura che si andarono a produrre su una vastissima porzione di territorio americano. Circa il 40% della popolazione americana fu interessata dalla tempesta e nel momento peggiore oltre 10 milioni di americani rimasero senza energia elettrica. L’evento causò anche la morte di 208 persone negli Usa. Nei giorni successivi una massa d’aria gelida per la stagione portò diversi record di freddo nel Sud-Est del paese.

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Immagine satellitare all’infrarosso del giorno 12 marzo 1993 in cui è mostrata la grande tempesta, che si estende dalla Penisola dello Yucatan agli Stati Uniti. Il centro di bassa pressione ( L) era situato in quel momento nella zona del Delta del Mississippi.

Storia meteorologica

Il centro di bassa pressione che avrebbe poi generato la tempesta si formò nella giornata del 12 marzo sulle acque del Golfo del Messico, al largo del Texas. Esso fu il risultato di un fronte stazionario ( stationary front) che si formò in seguito alla discesa di una massa d’aria molto fredda sulle Grandi Pianure Americane. Il fortissimo contrasto termico tra l’aria molto fredda e le acque a 25 gradi del Golfo promosse lo sviluppo della perturbazione, che fu ulteriormente favorito dalla presenza di forti celle temporalesche sul Golfo del Messico.

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Elaborazione grafica di Accuweather che spiega in linea generale la situazione sinottica dietro alla tempesta del Secolo.

Durante il 12 marzo la tempesta attraversò rapidamente il Golfo del Messico e nelle prime ore del 13 fece “landfall” sulla Florida. Un forte sistema temporalesco frontale ( squall-line) esteso per centinaia di chilometri da nord a sud colpì la Florida, così come l’isola di Cuba. In Florida almeno 9 tornado furono confermati, mentre a Cuba le raffiche temporalesche toccarono i 160 km/h. Sulla costa occidentale della Florida ( quella sul Golfo) le mareggiate furono molto violente, specialmente nella contea di Tayler, dove il mare salì di oltre 4 metri sopra il livello abituale.

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Carta dell NOAA relativa all’altezza dell’innalzamento del mare ( espressa in piedi). Le punte massime si ebbero nella Baia di Apalachee.

Successivamente il nucleo di bassa pressione mosse all’interno nel Sud-Est degli Usa, dove trovò aria molto fredda. Di conseguenza, forti nevicate e veri e propri blizzard colpirono l’Alabama, la Georgia, le Carolinas Occidentali e la Virginia. In questi stati e negli Appalachi Centrali le nevicate furono le più intense mai registrate. Nel Sud-Est americano questa tempesta portò anche i livelli di pressione più bassi mai registrati, più bassi di tutte le storiche tempeste invernali e degli uragani. Molte località batterono i propri record storici di pressione, alcuni registrati solo pochi anni prima (settembre 1989) in corrispondenza del passaggio dell’ex-uragano Hugo. Una pressione di 971 millibar fu registrata a Charlotte (North Carolina), mentre più a nord, a Dover ( nel Delaware) si raggiunse il record di 963 millibar.

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Elaborazione grafica relativa agli accumuli nevosi sullo stato della Carolina del Nord tra il 12 e il 14 marzo 1993. Si nota il fortissimo contrasto tra la Regione Appalachiana, sommersa di neve e la piana costiera, dove sono invece caduti meno di 6 cm. Nelle zone colorate di nero ( zone costiere) non vi è stato nessun accumulo nevoso.

L’evento più rimarchevole fu però dovuto alle nevicate: tutta la Regione degli Appalachi e il Nord-est degli Usa furono ricoperti da una coltre bianca maggiore di 25 cm. Il valore più alto fu registrato sul Mount Le Conte ( Tennessee), con ben 152 cm di neve. Record nevosi vennero registrati nel Sud-Est Interno: 50 cm a Chattanooga ( Tennessee), 45 cm ad Asheville( North Carolina) e 43 cm a Birmingham ( Alabama); 7 cm di neve caddero sulle spiagge di Mobile, sulla costa dell’Alabama. Più ad est lungo la costa atlantica la neve fece invece la sua comparsa solo dalla zona di Washington verso nord. In totale i meteorologi stimarono che durante l’evento caddero ben 57 chilometri cubi di neve, per un peso di ben 27 miliardi di tonnellate.

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Accumuli nevosi registrati nel periodo 12-14 marzo 1993 negli Stati Uniti Orientali ( fonte: National Weather Service)

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