L’inverno del 1985 in Italia

Nel mese di gennaio del 1985 l’Italia e tutto il continente europeo furono interessati da un’ondata di freddo eccezionale, per molti aspetti la più intensa del secolo, insieme a quelle del 1956 e del 1929. L’ondata di gelo fu accompagnata da intense nevicate che, a più riprese, colpirono diverse parti dell’Italia, portando la neve fin sui litorali e, sul finire del periodo, provocarono abbondantissime nevicate sull’Italia Settentrionale. Proprio sul Nord Italia queste nevicate furono tra le più intense mai registrate e l’evento passò alla storia come la “nevicata del secolo”.

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immagine della nevicata eccezionale che nel 1985 paralizzò completamente la città di Milano

Il periodo di freddo e neve durò poco più di due settimane e cominciò grossomodo proprio a cavallo del nuovo anno, a partire dal primo gennaio. In quella data, infatti, aria molto fredda di origine polare, proveniente dal Mare di Kara (Russia Settentrionale) incominciò a scendere in direzione del Continente Europeo e del Mar Mediterraneo. Questa discesa fu causata da un rapido “strathwarming”, ovvero un anomalo e repentino riscaldamento, della troposfera sopra l’area della Groenlandia, che portò alla discesa del Vortice Polare verso latitudini più basse. Il gelo del mese di gennaio seguì un mese di dicembre estremamente mite, con la temperatura che il giorno 11 raggiunse a Torino un valore di ben 17,6 gradi. Il periodo freddo si articolò in 4 fasi: la prima dal 1 al 4 gennaio, la seconda dal 5 al 9 gennaio, la terza dal 10 al 13 gennaio e la quarta dal 14 al 17 gennaio.

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Un’immagine serale della “nevicata del secolo”. Il paesaggio sembra quello montano dopo le grandi nevicate, ma ci troviamo in realtà nell’hinterland milanese.

Nella prima fase ( 1-4 gennaio) l’aria artica affluì sull’Italia in un contesto per la maggior parte stabile. I primi effetti del gran freddo si avvertirono il 2 gennaio, quando Torino e Bolzano registrarono una “giornata di ghiaccio” (la temperatura non superò gli zero gradi). Il 3 gennaio in mattinata la temperatura a Torino crollò fino a -10 gradi. Il 2 gennaio nevicò a Grosseto (non accadeva dal 1963) e il 4 ad Alghero ( l’ultima volta nel 1971). La neve cadde anche sull’Isola d’Elba.

Nella seconda fase ( 5-9 gennaio) si ebbe un ulteriore impulso freddo, in arrivo sia dalla Porta della Bora che dalla Porta del Rodano. Le temperature crollarono ancora e una perturbazione di origine africana portò la neve in gran parte del Centro-Sud. Il 5 gennaio la Bora raggiunse a Trieste i 100 km/h e Città di Castello (Umbria) raggiunse l’accumulo di 1 metro di neve al suolo. Il 6 gennaio una perturbazione mediterranea molto attiva ricoprì Barcellona di 50 cm di neve, neve che cadde anche a Marsiglia, a Roma e sugli Altopiani del Marocco, della Tunisia e dell’Algeria (fino a 1 metro). Il 7 gennaio la temperatura lungo le coste della Liguria crollò a livello record: Genova registrò -6,8 gradi, Capo Mele -4,5 gradi. L’8 gennaio il Po, l’Arno e alcuni fiumi marchigiani cominciarono a gelare. Il 9 gennaio la Sardegna fu interessata da una nevicata eccezionale, che imbiancò completamente l’isola, con accumuli di 50-60 cm in alta collina e neve su Cagliari. L’osservatorio di Capo-Bellavista, presso Tortolì registrò una minima di -2 gradi.

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La Fontana del Nettuno a Firenze completamente ghiacciata

Nella terza fase ( 10-13 gennaio) i cieli si rasserenarono sull’Italia Centrale e le temperature minime raggiunsero livelli record, anche a causa dell’abbondante copertura nevosa al suolo ( effetto albedo). Il 10 gennaio Piacenza-San Damiano scese a -22 gradi e Sarzana ( Liguria di Levante) a -9 gradi. L’11 gennaio la temperatura scese fino a -22 gradi a Firenze-Peretola e -20 gradi ad Arezzo. L’Arno gelò completamente. In Pianura Padana record vennero battuti nel Ferrarese, dove San Pietro Capofiume scese fino a -24,8 gradi. Il 12 gennaio Firenze scese ancora più giù, fino a -23 gradi e record storici vennero battuti sulla Riviera Romagnola: -17 gradi a Rimini-Miramare e -16 gradi a Cervia. Sul litorale laziale Fiumicino scese a -7,8.

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La neve ricopra Roma in una foto dell’epoca

Nella quarta fase ( 14-17 gennaio) l’aria fredda venne gradualmente scalzata da una perturbazione atlantica, che andò a scavare un minimo in corrispondenza della Corsica. Al Centro-Sud le piogge cominciarono a cadere abbondanti, mentre al Nord Italia il “cuscino freddo” (ovvero la presenza di aria fredda al suolo) non venne scalzato e la neve cadde abbondantissima su molte zone. Al Nord Italia questa nevicata passò alla storia come la “nevicata del secolo”. L’accumulo complessivo superò il metro a Milano, i 110 cm a Como e i 150 cm a Trento.

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La nevicata del 1985 nel Comasco

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