Il Disastro di Seveso

Il Disastro di Seveso è generalmente considerato il peggior disastro ambientale della storia italiana. Un articolo della società americana CBS News, apparso nel 2016, lo includeva addirittura tra i 12 disastri ambientali più grandi della storia.

Lo svolgersi dei fatti

L’incidente avvenne il 10 luglio del 1976 e rappresentò il primo caso su larga scala a livello mondiale in cui migliaia di persone furono esposte a concentrazioni molto elevate di diossina. L’incidente avvenne alle ore 12:28 nello stabilimento della società ICMESA, situato nel comune di Meda , nell’attuale provincia di Monza e Brianza, in Lombardia (allora Provincia di Milano). Esso fu dovuto all’avaria di un reattore chimico destinato alla produzione di triclorofenolo, un componente utilizzato per la produzione di diversi diserbanti. L’avaria avrebbe potuto causare l’esplosione del reattore, esplosione che fu evitata grazie alle valvole di sicurezza. Queste valvole però scaricarono i composti chimici fuori dall’impianto.

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I lavori di sostituzione del terreno in seguito all’incidente

Perché gli effetti furono così gravi?

In una condizione normale la fuoriuscita non sarebbe stata troppo tossica, ma in quel caso le alte temperature portarono alla formazione di massicce dosi di diossina. Le diossine sono composti chimici estremamente tossici, nonché cancerogeni. Anche piccolissime dosi possono provocare grossi problemi. In un primo momento la quantità di diossina emessa a Seveso fu valutata pari a 300 grammi, valore che poi venne aggiornato a 15-18 chili.

Il territorio interessato

Dopo essere stata emessa la diossina venne trasportata verso sud-est. Il comune più colpito fu Seveso, situato appena a sud dell’impianto e per questo il disastro è passato alla storia con questo nome (benché come già accennato l’impianto fosse situato nel comune di Meda). Altri comuni molto colpiti furono quelli di Meda, Cesano Maderno, Limbiate e Desio. Tracce di diossina vennero rinvenute anche nei comuni di Barlassina, Bovisio-Masciago, Nova Milanese, Seregno, Varedo e Lentate sul Seveso.

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Affissione nelle campagne di Seveso e Meda. Il consumo di prodotti ortofrutticoli locali e addirittura il contatto con la terra e le erbe furono vietati.

Inizialmente molte persone avvertirono forti bruciori agli occhi, così come la comparsa di infiammazioni e edemi facciali (soprattutto nei bambini). La notizia venne data dai giornali solo una settimana dopo il verificarsi del fatto e le prime misure vennero prese il giorno 26 luglio, quando 676 persone furono costrette ad abbandonare le proprie abitazioni e vennero sfollate in due hotel nei pressi di Milano. Queste persone sarebbero rientrate nelle proprie case tra ottobre e dicembre dell’anno successivo. L’attenzione mediatica per l’evento fu in un primo momento assai scarsa, a causa del fatto che durante l’avvenimento si stavano svolgendo le Olimpiadi di Città del Messico.

La zona interessata venne divisa in tre sezioni rispetto al grado di contaminazione: zona A, sona B e zona R. Nella zona A (la più inquinata) il terreno dovette essere completamente asportato e sostituito con terreno non contaminato. I danni causati dal disastro sono di difficile quantificazione. Non vi furono morti dirette tra la popolazione umana, mentre 3300 tra animali domestici e di allevamento morirono. le autorità abbatterono altri 76.000 animali furono abbattuti successivamente a causa del problema sanitario che avrebbero potuto rappresentare.

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Mappa sviluppata in seguito all’incidente. Si notano molto bene le tre aree di pericolo in cui fu diviso il territorio.

Gli effetti sulla salute

Gli effetti sulla salute umana sono di difficile quantificazione. Negli anni successivi gli studiosi portarono avanti quattro studi epidemiologici, che si sono protratti fino al 2001 (in totale 25 anni). In questi studi il risultato più significativo riguarda l’incremento nelle zone più inquinate di neoplasie del tessuto linfatico ed emopoietico, in particolare per le donne. Il dato più alto riguarda i linfomi non-Hodgkin nella zona A (di 4,45 superiore al normale). Tra gli uomini, l’unico dato in eccesso significativo fu la mortalità per leucemie, con un valore pari a 2,2 volte il normale nella zona B. Gli effetti dell’incidente di Seveso però non si limitarono ai tumori: nelle zone A e B sono stati osservati anche incrementi della mortalità per malattie circolatorie nei primi anni dopo l’incidente, di malattie croniche ostruttive dei polmoni e di diabete mellito fra le donne.

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