L’Alluvione della Valtellina del luglio 1987

Nel luglio del 1987 diverse aree dell’Arco Alpino furono flagellate da inondazioni e smottamenti, a causa di un’intensa ondata di maltempo. L’area che subì i maggiori danni fu la Valtellina, dove due frane provocarono molti morti e danni ingenti. A causa dei danni subiti dalla valle, questo evento passò alla storia come l’Alluvione della Valtellina.

Evoluzione meteorologica

I giorni precedenti l’alluvione furono caratterizzati da tempo stabile e caldo, con afa decisamente intensa. La temperatura massima raggiunta a Milano Linate fu di 32,6 gradi, valore comunque tutt’altro che eccezionale per i tempi odierni. All’epoca era però un valore da ondata di calore decisamente intensa. La dinamica meteorologica che portò all’alluvione incominciò il 15 luglio.

15 luglio

Nella giornata del 15 luglio si forma una depressione atlantica a Sud dell’Islanda, il cui minimo pressorio risulta essere di 990 hPa. Si crea quindi una saccatura che sprofonda sull’Atlantico a Ovest dell’Irlanda, dando origine a correnti occidentali che già il 15 impattano l’Arco Alpino. Questo provoca i primi temporali, con accumuli diffusi su tutta l’Alta Lombardia, anche se con quantitativi modesti (meno di 20mm). Le temperature rimangono molto alte e la pioggia cade fino alle quote più elevate (inizialmente anche sulla cima del Bernina).

16 luglio

La depressione si espande verso sud, in direzione del Golfo di Biscaglia e trasla verso occidente in direzione delle isole Britanniche. Un primo cavo d’onda raggiunge le Alpi. Piogge più consistenti interessano la Valchiavenna e le Alpi Orobie ( 35,7 mm a Chiavenna, 35 mm al Lago Venina). Le temperature calano leggermente ( zero termico a Milano Linate verso i 3800 metri).

17 luglio

La depressione scende notevolmente di latitudine, sprofondando sulla Francia (configurazione ideale per il maltempo sull’Arco Alpino). Il minimo barico si colloca al largo della Cornovaglia e le correnti si fanno sud-occidentali, diventando sempre più umide e veloci. Una serie di fenomeni temporaleschi molto intensi colpiscono la Lombardia partendo da ovest ( 125 mm al Lago Inferno in Val Gerola). Lo zero termico risale a 4000 metri ma la copertura nuvolosa e le precipitazioni abbassano le massime, diminuendo il gradiente termico verticale. Piove fino alle quote più elevate, anche sui ghiacciai e le cime.

18 luglio

Si tratta della giornata decisiva. La depressione si isola sulle isole britanniche e la saccatura associata sprofonda sul Mediterraneo Occidentale. Le correnti ruotano da SSW a SW pieno e a causa dell’aria mediterranea si arricchiscono di notevole umidità. La pressione cala ulteriormente. Si originano i fenomeni più intensi, collegati al ramo principale della depressione. In serata si hanno i picchi precipitativi orari. Le Alpi Lombarde sono colpite in serie da diversi temporali a sviluppo repentino. In alcune aree, dove molteplici temporali si susseguono per tutta la giornata, gli accumuli sono impressionanti: al Lago di Scais cadono 305 mm. Fortunatamente picchi del genere sono isolati e nella provincia di Sondrio cadono mediamente tra i 30 e i 150 mm d’acqua. In serata si forma la piena dell’Adda, che percorre la valle e la devasta.

19 luglio

Il fronte freddo transita sull’Arco Alpino tra la notte e il primo mattino. Le precipitazioni continuano con forte intensità (148 mm a Foppolo, 156 mm a Madesimo). Le temperature però, calano ( zero termico sui 3000 metri).

20 luglio

La depressione continua a rimanere stazionaria sul canale della Manica, ma si indebolisce. Le correnti rimangono sud-occidentali e questo favorisce nuove piogge ( tra i 10 e i 30 mm).

Eventi drammatici

I primi eventi drammatici avvennero il 18 luglio, il giorno in cui le precipitazioni furono più intense. I temporali, di incredibile numero e intensità precipitativa, portarono in serata a nefaste conseguenze: verso le 17.30 nel paese di Tartano una grande massa d’acqua e fango (debris flow) si abbatté sul condominio La Quiete e sull’albergo Gran Baita, portando alla morte di 11 turisti. Sempre in serata si sviluppò la piena dell’Adda, che ruppe l’argine nel comune di Berbenno di Valtellina. Berbenno e i comuni limitrofi vennero allagati. Più a valle il fiume ruppe nuovamente gli argini, allagando tutto il fondovalle tra Talamona e Morbegno. All’ imbocco dell’Alta Valle vennero evacuati i paesi di Chiuro e Sondalo così come l’abitato di Torre di Santa Maria, minacciato dal torrente Torreggio. L’evento più rovinoso si svolse però solo dieci giorni dopo, in Alta Valtellina.

Immagine della frana di Tartano

A partire dal 18 infatti, tra gli abitati di Le Prese e Cepina (comune di Valdisotto), a monte della strozzatura della valle nota come Ponte del Diavolo, si incominciarono a notare segnali preoccupanti sulla parete del Monte Zandila. In via precauzionale quindi tutti gli abitati circostanti vennero evacuati. Alle 7.18 del 28 luglio una frana gigantesca si staccò quindi dal Monte Zandila, un volume stimato di 40 milioni di metri cubi di materiale precipitò a valle, distruggendo completamente Sant’Antonio Morignone e Aquilone ( frazioni di Valdisotto). I paesi erano stati fortunatamente evacuati. Nessuno però aveva messo in conto l’onda d’urto generata dalla frana. Essa risalì il versante opposto della valle e costò la vita a 35 persone.

 In seguito alla frana si creò un’altra situazione emergenziale: lo smottamento aveva infatti fermato il fluire dell’Adda, creando uno sbarramento che si riempiva al ritmo di 2 cm all’ora. Incominciò la corsa contro il tempo per evitare la tracimazione del lago, evento disastroso che avrebbe devastato la valle. Nel mese di agosto fu completato un by-pass sotterraneo, che incominciò a far defluire le acque. Alla fine del mese però precipitazioni abbondanti fecero risalire il livello del lago ad un punto assai pericoloso. Si decise quindi per la tracimazione controllata dell’invaso. Fu deciso lo sgombero di tutti i centri abitati tra Sondalo e Sondrio e si procedette all’azione: il deflusso avvenne al ritmo di 40 metri cubi al secondo, e fortunatamente non ebbe conseguenze.

I resti della frana del Monte Zandila ( nota anche come frana della Val Pola)

Alluvioni dell’estate 1987 fuori dalla Valtellina

A causa dei danni enormi fu la Valtellina a guadagnare gran parte dell’attenzione mediatica. Nonostante questo, in contemporanea, altri eventi calamitosi colpirono altre aree delle Alpi.

Tra il 18 e il 19 luglio piogge molto forti colpiscono anche i cantoni svizzeri del Ticino e dei Grigioni. La località più colpita è Poschiavo, dove il torrente Poschiavino straripa, devastando il paese. I detriti si accumularono fino ad altezza d’uomo. Negli stessi giorni in Canton Ticino fu duramente colpita la Valle di Blenio, e in particolare il comune di Aquila.Un mese dopo, in corrispondenza del maltempo che in Valtellina portò all’aumento dell’acqua nell’invaso creato dalla frana, fu colpita duramente la Svizzera Centrale. Il fiume Reuss crebbe a dismisura, creando danni notevoli nel Cantone di Uri. Parte del terrapieno della linea ferroviaria del Gottardo fu asportato, così come parte della strada cantonale di Uri. Il fiume esondò e l’acqua ricoprì vaste parti del fondovalle.

L’alluvione nel cantone di Uri

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